sabato 21 marzo 2020

Recensione libro "We are the ants" di Shaun David Hutchinson

Ciao a tutti! <3
Come state? Come sta andando questa quarantena? Come la state passando? Spero che, nel complesso, stia andando davvero tutto bene per voi e che, soprattutto, tutti voi stiate bene :3.
Oggi torno finalmente a parlare di libri sul blog, portandovi un titolo che ho concluso giusto oggi *^*. Spero davvero che la recensione vi incuriosisca un pochino, lo spero davvero con tutto il cuore *^*. Fatemi sapere, vi aspetto! <3
Informazione di servizio: il libro per ora esiste solo in lingua inglese e il livello è base/intermedio ;).


Titolo: We are the ants
Autore: Shaun David Hutchinson
Editore: Simon Pulse
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2016
Pagine: 455
Prezzo: $17,99
Genere: Young Adult, narrativa, drammatico

Trama: (tradotta da me) Ci sono alcune cose che Henry Denton sa, e altre che non sa.
Henry sa che sua madre sta lottando per tenere unita la famiglia e di superare la voglia di fumare sigarette una dietro l'altra. Sa che suo fratello maggiore ha abbandonato il college con la ragazza incinta. Sa che sta lentamente perdendo sua nonna a causa dell'Alzheimer. E sa che il suo, di ragazzo, si è suicidato l'anno prima.
Cosa Henry non sa è perché gli alieni hanno scelto di rapire proprio lui quando aveva tredici anni, e non sa perché continuino a tirarlo fuori dal letto e farlo salire sulla loro nave. Non sa perché il mondo sta per finire o perché gli alieni gli abbiano offerto l'opportunità di evitare il disastro imminente premendo un grande bottone rosso.
Ma l'hanno fatto. E gli hanno dato soltanto 144 giorni per decidere.
La domanda è se Henry pensa se il mondo merita di essere salvato. Questo fino a che non incontra Diego Vega, un artista dal passato segreto che forza Henry a mettere in discussione i suoi valori, il suo posto nell'universo, e se tutto questo ha importanza. Ma prima che Henry possa salvare il mondo, deve capire come salvare se stesso. E gli alieni non gli hanno dato un bottone per farlo.

Recensione: Sarò del tutto onesta con voi: quando ho iniziato a leggere questa storia, non avevo la benché minima idea di cosa aspettarmi, di quello a cui sarei andata incontro, dei personaggi, degli eventi e dei temi che avrei incontrato.
Parto subito col dire che questo libro, anche se la presenza degli alieni ha un ruolo tutto a se stante - una metafora per descrivere come Henry si senta davvero, per mostrare cosa lui, a lungo, più desidera -, mi ha dato la conferma che, a parte casi eccezionali, per ora lo sci-fi non è un genere che fa per me. Prendete questa frase con le pinze però: voglio comunque tentare di esplorare un po' il genere e vedere come andrà in un futuro (non ancora ben definito, ma ci sarà ;)).
Per quanto riguarda il romanzo di oggi, credo di aver beccato il momento giusto per leggerlo: avevo bisogno di una storia che (alieni a parte) fosse del tutto legata alla realtà, alle emozioni delle persone, al loro vissuto quotidiano e al loro modo di affrontare questo vissuto. Avevo bisogno qualcosa che mi riconnettesse con il mondo e, per certi versi, anche con me stessa (e, no, per fortuna la situazione attuale di quarantena non è causa del nervosismo e del più o meno brutto periodo che sto avendo), che mi desse la spinta necessaria per rimettermi sulla strada giusta e riprendere in mano tutto quanto ;).
La storia di Henry, nella sua quotidianità, nel suo modo di affrontare cosa prova, cosa vive, cosa si ritrova a sperimentare nel bene e nel male, è una storia comune, che chiunque potrebbe vivere: noi stessi, i nostri genitori o famigliari, gli amici o il nostro vicino di casa.
Una storia di base semplice, che quasi stupisce per quanto, comunque, ogni suo più piccolo dettaglio possa essere rilevante. Non tanto, tuttavia, nella storia in sé quanto più nel fatto che questi dettagli potrebbero essere benissimo dettagli comuni, quotidiani, presenti nella nostra vita ogni singolo giorno. Dettagli che a volte (ma potremmo benissimo anche dire spesso) passano fin troppo inosservati quando invece non dovrebbero, quando invece dovrebbero trovarsi in primissimo piano.
La storia di Henry è una storia di lutto, di cercare di affrontare cosa spaventa, cosa fa paura, di mettersi davanti ai propri dubbi e alle proprie domande per tentare di dare un senso a qualcosa che non si comprende, che si fatica ad accettare, a situazioni in cui si finisce col ritrovarsi prima ancora di aver davvero compreso come le si è raggiunte. E' la storia di un ragazzo che si perde, che perde ogni ancoraggio, che per un po' va alla deriva e che, a un certo punto, tornerà a vedere la terra ferma.
Sarò sincera: mi sono volute quasi tutte le prime cento pagine per far sì che la storia mi conquistasse in modo totalizzante, senza vie d'uscita. All'inizio sembra una storia un po' particolare, con gli alieni che fanno i loro comodi. Poi però le cose cominciano pian piano a venire a galla, a mostrarsi per come sono, a non nascondere i propri lati in ombra e in luce, in un crescendo che arriva, a mio parere, a dare molto più di quanto il finale (per come la vedo, un po' tirato via) sembri dare.
La cosa che mi ha lasciata un pochino a metà di questo romanzo riguarda lo stile e, di conseguenza, come il mondo interiore e le varie cose che accadono sono presentate. Nonostante sia uno stile molto semplice da seguire, che va dritto al punto, a volte mi sono sentita un po' in bilico, come se mi mancassero piccoli (leggere: minuscoli) tasselli per far quadrare meglio il tutto, per avere sotto mano tutti i dettagli. Piccolezze, davvero, che però a me, per mio gusto personale, sarebbe piaciuto sapere.
Per il semplice fatto che l'autore gioca sul vedo/non vedo, sul detto e non detto. Mostra molto (e a me sta bene, perché questo modo di presentare una storia mi permette di cogliere sfumature che altrimenti, in altri casi, perderei), ma avrei preferito comunque avere una analisi più approfondita di tutto. Non che la storia e i temi siano trattati in modo superficiale, perché non lo sono: sono ricchi, pieni di sfaccettature e tanti dettagli che portano a riflettere su diversi aspetti. E' solo che avrei preferito un po' più di scavo psicologico a livello generale. Nel complesso, però, posso ritenermi davvero soddisfatta da questa lettura.
Specie dalla crescita che tutti i personaggi presenti (non solo Henry) si ritrovano ad affrontare per prendere a due mani la felicità che meritano. Una felicità che meritiamo tutti quanti, che il nostro passato e le cose negative che viviamo non possono e non devono in alcun modo portarci via. Una ricerca continua, non sempre facile, che richiede sforzi non indifferenti. Ma che dà anche tanto. L'importante è non smettere di tentare.
Non saprei cos'altro dirvi su questo libro se non che è denso, intenso, veritiero, tosto da digerire per certi versi, ma estremamente toccante per altri. Una storia che dà molto e che ha tanti spunti per far riflettere chiunque. Il che non è mai da dare per scontato o da prendere sottogamba, almeno per come la vedo io.
Consigliato? Decisamente ;).

Voto:

Detto questo, spero davvero di avervi incuriositi almeno un pochino :3. Fatemi sapere! E fatemi sapere anche che cosa ne avete pensato voi se l'avete letto, vi aspetto più che volentieri! <3
Grazie per tutto. A presto! <3
Un bacione, Letizia <3

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